sabato 27 agosto 2016

Diario di Stefano.

Arriviamo da Johannesburg nel primo pomeriggio.  All'aeroporto di Pemba ci attende Suor Ofelia. Saremo ospiti nel Lar Maria do Refugio. Il fuoristrada percorre la pista in terra rossa verso la casa. Arrivati entriamo nel porticato tra le ragazze in festa. Canti e balli e poi presentazioni. Ad  un certo punto tutto si ferma. Suzana ci trasmette tutto il loro dolore per le vittime del terremoto. Un silenzio e una preghiera. È  stato un gesto carico di umanità e vicinanza. Semplice e profondo. Ci siamo poi abbracciati e non c erano mozambicani ,spagnoli o italiani. Eravamo  un"unica umanità.  Il giorno seguente le ragazze hanno spiegato , con l'aiuto della presentazione in power point , cos'è  il Lar Maria do Refugio. Questa presentazione è  stata realizzata grazie all'aiuto di Sara . Un lavoro fatto insieme che ha dato ottimi frutti. Il gruppo dei viaggiatori ha apprezzato molto. Il senso di un viaggio solidale è  anche questo.
Ma che cosa è la Multimistura?

 Il Mozambico è uno stato dell’Africa sud orientale con circa 25,3 milioni di abitanti. La capitale è Maputo, e la lingua ufficiale, parlata però soltanto dal 10,7% della popolazione, è il portoghese.. Per poter avere una misura del grado di sviluppo del paese si fa riferimento all’indice di sviluppo umano (HDI), un indicatore sintetico che considera come variabili il reddito, le condizioni di salute e il livello di scolarità, elaborato dalle Nazioni Unite.Il Mozambico, nella graduatoria del 2014, occupa la 180esima posizione su 188, con un valore di 0,416.  La malnutrizione persistente, l’alto tasso di diffusione dell’HIV che affligge il 10,6% della popolazione adulta, la malaria e un sistema sanitario inefficiente sono i principali problemi.La malnutrizione nel complesso affligge il 34% della popolazione e, insieme a   fattori, quali malattie mortali e sistema sanitari inefficienti, abbassa la speranza di vita media a 53 anni mantenendo alto anche il tasso di mortalità infantile: 79 bambini su 1.000 muoiono prima dei 5 anni. Fortunatamente il tasso di natalità è molto alto e permette ancora di mantenere il saldo naturale della popolazione pari a zero (il 44% della popolazione ha meno di 15 anni).Per quanto riguarda le variabili scolastiche il tasso di alfabetizzazione è del 56%, quindi ancora molti sforzi sono da compiere nel campo dell’istruzione in modo tale da portare ad una consapevolezza maggiore per affrontare le malattie ed avere un miglioramento effettivo della vita.L’origine del problema della malnutrizione in Mozambico è data dalla dieta errata seguita dalla sua popolazione.
Le province della regione settentrionale del Mozambico sono quelle che registrano tassi di malnutrizione più elevati, quelle di Nampula e Cabo Delgado in particolare. Ciò è dato dalle siccità che spesso imperversano sul territorio e portano ad una penuria di cibo. Anche nel sud del Mozambico si possono trovare zone di endemiche siccità come nella regione di Gaza. In altre zone invece, la malnutrizione non è endemica, ma si verifica solo eccezionalmente come ad esempio negli altopiani del Niassa e nella Zambesia nelle quali l’eccesso di piogge a volte rende difficile procurarsi il cibo.Oltre a queste problematiche ambientali, ne esistono altre legate alla presenza di interessi di alcune multinazionali. Una grossa fetta di territorio è stato venduto alle grandi imprese agricole australiane e brasiliane, che vi coltivano mais e zucchero per produrre bioetanolo a scapito della popolazione locale.  Inoltre, nella zona del Niassa, si è fatta strada la convinzione che le coltivazioni di tabacco da vendere poi alle multinazionali potessero essere fonte di guadagno e perciò parti dei terreni che precedentemente erano destinati all’agricoltura di sussistenza, sono stati utilizzati per questo nuovo tipo di coltura. Purtroppo però, nonostante il quantitativo di tabacco ottenuto, i guadagni sono stati molto bassi e addirittura alcuni campi di tabacco sono stati bruciati visto che non rendevano quanto previsto.
     Ritornando all’analisi della dieta mozambicana essa è di tipo ipocalorico, con pochi grassi e proteine e molti carboidrati insieme a cereali e radici e varia a seconda della zona geografica in cui ci si trova. A Sud e nell’entroterra si consumano molto riso e pasta importati; sulla costa invece si tendono a consumare i piccoli pesci che si trovano vicino alla riva, essiccandoli, mentre quelli più grossi e i gamberi, vengono venduti. Il pesce è perciò un alimento costoso e in più, imprese di stati come la Cina, attraverso il controllo finanziario di alcune società di pesca mozambicane, hanno accesso alla risorsa che importano nel mercato del proprio Paese. Anche una società spagnola, chiamata Txori Argi, è riuscita a sfruttare illegalmente le risorse marine del Paese, pescando tonni nella ZEE senza licenza. A Nord invece, si consuma molto la polenta di mais chiamata Xima, di facile reperibilità. In generale poi, i piatti principali sono a base di carboidrati, vengono accompagnati da fagioli, moringa (una pianta comune in Mozambico) e manioca. Molto consumata è anche la matapa, una specie di pesto realizzato con le verdure e le erbe reperibili sul posto, come foglie di fagioli e di arachidi.La caratteristica comune del cibo consumato in tutto il Mozambico è la carenza di vitamine A, B, D, E, ferro, zinco calcio e iodio, carenza che si registra a livello fisico e che porta a soffrire di malnutrizione. Mediamente i mozambicani assumono 2085 kcal al giorno (FAO, 2011), ma gli alimenti sono molto poco diversificati e si tende a puntare sulla quantità piuttosto che sulla qualità, mangiando tanto ma senza un apporto nutritivo adeguato.

La multimistura: il prodotto ideato per ovviare ai problemi della malnutrizione

La “multimistura” è un composto ricco di sostanze nutritive i cui ingredienti variano a seconda della regione in cui essa viene prodotta e soprattutto in base alla loro reperibilità. Più che di un prodotto si tratta piuttosto di una formula con componenti nutritivi fissati ma composizione flessibile. Essa nasce in Brasile, grazie alle ricerche della dottoressa Clara Takaki Brandão, laureata in medicina all’ Università di San Paolo e specializzata in pediatria e nutrizione. La sua diffusione è però stata possibile grazie alla Dottoressa Zilda Arns, che progettò di agire attraverso la rete capillare della Chiesa per salvare con alimenti di origine “umile”, ma dagli apporti nutritivi equilibrati, i malnutriti brasiliani. Così, nel 1983, creò la Pastorale da Crianca, un organismo di azione sociale e volontaria, con Dom Geraldo Majella Agnello, arcivescovo di Londrina e lanciò un programma di lotta alla malnutrizione utilizzando la multimistura.

Anche i gusci di uova, provenienti da galline ruspanti, si utilizzano: infatti contengono moltissimi minerali, calcio, potassio e fosforo.Per quanto riguarda la somministrazione, di solito viene assunta dai bambini malnutriti, dalle madri e dalle partorienti. Invece le neomamme che non riescono ad allattare, perché il loro corpo debilitato non ha latte, la assumono 3 volte al giorno per 3 giorni e riescono a tornare in salute e ad allattare, evitando di compromettere la salute e lo sviluppo dei figli già dalle prime settimane. Ma coloro a cui viene maggiormente distribuita sono i bambini malnutriti. Grazie alla multimistura essi sono in grado di acquisire i giusti nutrienti per riprendere peso e crescere sviluppandosi normalmente. La durata media del trattamento è di qualche settimana, ma varia a seconda della persona e della gravità della malnutrizione. Inoltre, il prodotto può essere conservato in frigorifero per 4 mesi e grazie all’alto concentrato di proteine e di carboidrati, raggiunge un valore calorico intorno alle 400-450 kcal per 100 grammi.

In Mozambico, è stata introdotta nel paese dalle missionarie brasiliane, agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, e il legame linguistico che corre tra il Brasile e il Mozambico ha permesso una comunicazione e delle operazioni efficaci sul territorio.Risulta piuttosto difficile calcolare il costo totale di una dose di multimistura poiché solitamente gli ingredienti utilizzati non vengono comprati ma raccolti o coltivati. Per quanto riguarda la distribuzione del prodotto essa può avvenire in centri nutrizionali, come quelli fondati dalla Onlus Sole, su iniziativa delle Suore della Immacolata Concezione, gestiti con l’aiuto di alcune giovani donne locali. Per quanto riguarda la distribuzione del prodotto essa può avvenire in centri nutrizionali, come quelli fondati dalla Onlus Sole, su iniziativa delle Suore della Immacolata Concezione, gestiti con l’aiuto di alcune giovani donne locali.Essi si trovano nel Niassa, all'interno della diocesi di Lichinga. Le mamme dei bambini malnutriti vi si recano e ricevono, due o tre volte la settimana, la multimistura (in questo caso specifico a base di mais, arachidi, sesamo, fagioli, crusca di riso, manioca, gusci d'uovo, zucchero, olio e acqua). Un aspetto importante è il coinvolgimento dell’intera comunità, dalla costruzione delle semplici capanne alla sensibilizzazione tra le famiglie dell’efficacia del prodotto. Esiste però una seconda modalità di erogazione, definibile “itinerante”. Questo intervento prevede la distribuzione della multimistura in villaggi molto distanti tra loro, collegati da una strada sterrata. Ogni settimana una suora, originaria del Niassa, percorre circa un centinaio di chilometri in fuoristrada, portando con sé olio, zucchero e sesamo, alimenti introvabili nei villaggi. Le donne si fanno trovare con i ciò che sono riuscite a raccogliere, come foglie di manioca, arachidi e miglio e uniscono i vari ingredienti a quelli della suora, creando un composto che varia di villaggio in villaggio.Questo modello sembra funzionare, soprattutto per la promozione del prodotto, poiché le donne partecipano attivamente alla preparazione e sono loro stesse le divulgatrici dei benefici della multimistura. La figura femminile assume un’importanza strategica nella lotta alla fame, grazie allo scambio di conoscenze e di informazioni, ma soprattutto grazie all’applicazione delle formule apprese, nell’ambito domestico.La multimistura ha la caratteristica di essere una formula, ed in quanto tale, è molto flessibile nella sua composizione: gli ingredienti vengono adattati ai contesti di utilizzo.  Ma se da una parte la sua grande flessibilità non può che essere un vantaggio, il fatto di non avere una composizione fissa, non permette di svolgere studi unitari e confrontabili tra loro. A volte alcuni risultati rivelano che un determinato assemblaggio di ingredienti sia assolutamente sicuro, altre invece lo ritengono potenzialmente pericoloso per la salute di chi lo assume.Ulteriori passi devono essere effettuati in questo campo per fare in modo che si risolva questo limite ma chiaramente, ciò è impossibile se non si riesce ad avere un maggiore coinvolgimento da parte delle istituzioni internazionali, che potrebbero realizzare studi più approfonditi, elencare le sostanze da non utilizzare nella formula e soprattutto iniziare un’azione di informazione a livello globale, attivando programmi nei paesi in via di sviluppo.La multimistura è la valorizzazione di alimenti che, assunti da soli, sono poveri ma insieme costituiscono un ricco apporto proteico.Spesso alcuni “sottoprodotti”, non vengono minimamente considerati come degni di essere consumati e vengono relegati ad alimentazione per animali.Nella multimistura invece, per arrivare alla formulazione più adatta, si ricercano i nutrienti nei prodotti più umili e si tende ad utilizzare tutte le parti delle piante, dallo stelo alle foglie, riscoprendo le proprietà benefiche e applicandole anche nel campo medicinale.Un prodotto del genere potrebbe essere utilizzato in maniera tale da permettere sia uno sviluppo dal basso da parte della comunità, ma anche per promuovere una figura fondamentale per la lotta alla malnutrizione, quella femminile.Fornendo un’educazione alimentare adeguata, e agendo soprattutto sull’istruzione, è possibile portare ad una consapevolezza, spesso inesistente nei paesi del Sud del Mondo, circa la malattia.Le donne avrebbero un ruolo privilegiato in questo processo, agendo da promotrici stesse del prodotto e acquistando anche un ruolo centrale nella gestione dell’economia domestica e alimentare.Attività quali l’apertura di centri nutrizionali autogestiti potrebbero portare sia alla guarigione di coloro che sono già colpiti dalla malnutrizione sia diventare luoghi di prevenzione. I vantaggi di strutture del genere si estenderebbero all’intera comunità portando villaggi interi al debellamento della malnutrizione con le proprie forze ed i propri ingredienti e con un costo praticamente nullo.

Per preparare la multimistura si utilizzano i prodotti locali, cercando di comprare il meno possibile e sfruttando ciò che si raccoglie e si possiede. L’assemblaggio degli ingredienti non è però casuale, il mix deve permettere la ripresa dalla malnutrizione, ovvero contenere carboidrati, proteine, vitamine, grassi e sali minerali. La manioca, pianta scarsamente diffusa in Europa, tipica delle regioni subtropicali, è tra gli ingredienti più utilizzati. La foglia è ricca di minerali, vitamine ed è anche una valida fonte di ferro e di vitamina A. Le piccole quantità della polvere che se ne ricavano essiccandola e tritandola, assunte regolarmente, possono ad esempio controllare l'anemia, aumentare le difese immunitarie e contribuire a guarire da alcune infezioni come la febbre dengue, malaria, polmonite, aids, tubercolosi, lebbra. 

  In Mozambico gli ingredienti variano a seconda dell’area considerata: nelle zone in cui piove di più (e quindi molto fertili) come nel Niassa, che si trova all' estremo Nord, si producono grano, legumi, miglio e papaia. Invece a Cabo Delgado, situato a Nord, al confine con la Tanzania, si registrano periodi prolungati di siccità e la terra produce solo manioca, arachidi e anacardi.

Testo e ricerche di Stefania Chirico

giovedì 25 agosto 2016

Diario di Stefano, mercoledì 24 agosto.

iSimangaliso. ... questa parola in lingua Zulu significa terra delle meraviglie . Ed é cosi una striscia sospesa tra la terra il cielo e il mare . Un ecosistema unico . Flora fauna e paesaggi bellissimi.  Il tempo non ci aiutato molto perché  le nuvole basse e un forte vento non lasciavano spazio al sole. Un branco di gnu ci hanno salutati all'uscita. Oggi ultimo giorno a St.Lucia ci ha regalato un meraviglioso tramonto .

sabato 20 agosto 2016

Giovedì 18 agosto, diario di Stefano.

Un emozione grande ci coglie. All'uscita da una curva, vediamo un rinoceronte. Imponente attraversa la pista in terra battuta. Sono talmente preso dal momento che non riesco a prendere la macchina fotografica. Dopo il primo ecco un secondo. E poi arriva il piccolo che trottorella . I rinoceronti è l' ultima testimonianza dell'era dei dinosauri . La pelle dura le dimensioni imponenti e il corno. È proprio questo che ne sta decretando la sua estinzione. Vengono uccisi perché i cinesi ritengono la polvere del corno un potente afrodisiaco. Così bracconieri disperati entrano nelle riserve e massacrano i rinoceronti. Ce ne sono sempre meno . È per questo che vederli è raro ed emozionante. Ma le sorprese non sono finite . Dopo una ventina di chilometri, sotto un arbusto, a pochi metri dalla pista due leonesse si riparano dal sole. Dal finestrino sono bellissime, posso guardarle negli occhi. È sorprendente come stanno tranquille. Ma un rumore improvviso le mette in guardia. Una va via infastidita, l'altra si mette in posizione di attacco. Il corpo appiattito e le spalle in alto. È meglio andare via. Un ultimo elefante ci saluta prima dell'uscita.

Il viaggio equosolidale!

Alcune persone ci chiedevano anni addietro la possibilità di visitare i nostri progetti in Mozambico. Su questa richiesta è nata la collaborazione con l'agenzia di turismo responsabile Viaggi e Miraggi. Questo modo di viaggiare é rispettoso delle comunità locali e abbina l'aspetto naturalistico con quello della conoscenza delle persone. Dal 2013 ogni anno un gruppo massimo di 10 persone trascorre 15 o 21 giorni tra il Sud Africa e il Mozambico. Conoscere il Parco Kruger, il centro di recupero dei felini, e la storia del Sud Africa . I progetti di Sole, la gente calorosa e accogliente, le infinite spiagge del Mozambico. Questa è la nostra idea di turismo. Da domenica stiamo accompagnando i viaggiatori di quest'anno attraverso i parchi del Sud Africa per arrivare nuovamente in Mozambico. La natura di questi posti ti travolge. Gli spazi immensi ,la luce cristallina e gli animali visti non possono lasciare indifferenti. L' Africa è anche questa.


Diario di Stefano, ultimo giorno a Pemba.

Manu Stefano e Mana Sara vao em bora...... caro Stefano e Cara Sara vanno via ...mentre cantano vengono a baciarci le nostre lacrime si mischiano con le loro. Sono stati giorni intensi pieni . Qui al Lar Refugio abbiamo condiviso il nostro tempo con le trenta ragazze ospitate. Sara ha realizzato insieme a loro una presentazione del Lar che sole sostiene . Ma loro ci hanno dato una lezione di forza coraggio e allegria. Una riscoperta dello stupore ! La nostra commozione che diventa saudade (nostalgia e malinconia) è tanta . Non riesco mai ad abituarmi agli addii del Mozambico. 
La storia di Suzana, 13 anni, ci tocca da vicino. L'anno scorso durante la nostra permanenza a Metoro, una sera arriva Suor Teresa . Ha una notizia terribile : la nipote di Raimondo, il maestro dell'asilo, è stata abusata mentre andava a prendere l'acqua. Raimondo e i genitori vogliono che Suzana vada via da Metoro. Trovate un luogo famigliare dove possa studiare e crescere . Pensiamo insieme al Lar . Da gennaio è qui . Il papà ogni tanto porta un sacco di noccioline . Doveva frequentare la 5 classe, ma non sapeva leggere per questo è stata inserita nella seconda. Con lei e le altre ragazze è molto importante lavorare sull'autostima.

lunedì 15 agosto 2016

Lettera di Suor Dalmazia
Carissimi amici di SOLE, Quasi non credevo a me stessa, nel vedere arrivare  in missione Stefano e Sara, con latte, zucchero, farina, medicine, sale e sapone, tutti beni  preziosi piú che mai in  questo periodo in cui cominciano a sparire dal commercio dei beni di prima necessità.Questo vi aiuti a comprendere con quanta gioia abbiamo ricevuto la vostra  Provvidenza, acquistata, tra l'altro, con sacrificio enorme dai “compratori” che hanno dovuto passare da un centro commerciale all’altro,  fino al punto di comperare al minuto, pezzo dopo pezzo il sapone e non so cos’altro. Centro Nutrizionale di MuliquelaStefano mi ha chiesto di narrare  qualche “storia” di bambini usciti dalla malnutrizione grazie al nostro intervento.Come forse saprete qui a Muliquella-Ile, noi Missionarie della Consolata, ci troviamo  da poco piú di un anno. Prima di noi, per decenni, era stata  abbandonata per gli eventi socio -politici-militari degli anno 1975/1992 e per la difficoltà di trovare missionari/e disposti a ridare vita a quella che era un fiorente complesso missionario che offriva con il Vangelo, scuola, sanità, lavoro. Il nostro arrivo era stato preparato da  mons. Francesco Lerma, missionario della Consolata,  vescovo della diocesi di Gurué, da cui dipendiamo, dal 1911, restaurando l’ospedale, la maternità (gestiti dal governo)  e la nostra casa.Quando si sparse la voce del nostro arrivo, un’ondata di speranza invase la popolazione, sparsa in villaggi lontani, alcuni appollaiati su monti, irraggiungibili con i mezzi motorizzati.Dopo qualche tempo, ecco apparire mamme con bambini denutriti.In particolare ricordo una mamma, con due gemelli, uno dei quali in fin di vita. Quella mamma, era riuscita a far sopravvivere i suoi tesori, fino all’anno circa di vita, ma ora – c’era anche carestia nella zona a causa di una alluvione che aveva distrutto le colture -  uno era  in fin di vita e l’altro, un po’ piú forte, senza un intervento in latte, medicine, ed anche  sostegno  alla madre, l’avrebbe seguito. Riuscimmo a salvarlo, e ad iniziare un centro per la lotta contro la malnutrizione dei bambini.Stendemmo un piano, coinvolgendo il servizio sanitario governativo per la valutazione  dei casi, e il controllo del peso e dello stato di salute dei piccoli pazienti. Questo anche per evitare complicazioni burocratiche.Ricordo che l’infermiera ci chiese quanti bambini potevamo aiutare. Rispondemmo  "quanti avranno bisogno e che ci sarebbero stati segnalati con un documento". La giovane donna ci guardò stupita. Come sarebbe stato possibile? A dire il vero, anch’io rimasi perplessa di fronte alla risposta di suor Janete che ne avrebbe assunto la responsabilità. Un po’ come gli apostoli mi venne da dire: “E dove troveremo i fondi?" Il latte é carissimo, occorre comperarlo a Nampula che si trova a quasi 500 chilometri da qui… Ma non dissi niente.Il giorno dopo ecco i primi  clienti: due  gemelli al limite della malnutrizione grave, una nonna  dal volto solcato dal dolore per la morte della figlia che le aveva lasciato in “ eredità ” un bambino che portava i segni della trascuratezza sofferta  per la  malattia della mamma, ed uno di quei bambini che in quindici giorni da  pieni di salute diventano uno straccio a causa della malaria, che provoca febbre altissima,  vomito e diarrea, capace di stroncare persone adulte.Intanto si sparse la voce che, se il servizio pubblico spesso non aveva neanche l’antimalarico, le suore  si facevano carico dei bambini, dando persino latte o “multimistura” per la pappa. Così quasi ogni giorno, l’infermiere ci manda i famosi bigliettini, ed incomincia l’iter della cura.Metodologia. L’inizio del percorso di riabilitazione alimentare  comincia subito, senza molte domande, ma in base allo stato clinico. Alla mamma, o nonna, o zia , o sorella maggiore, che in genere accompagna il bimbo, si dà l’alimento appropriato, si insegna come usarlo e si prende l’appuntamento per la prossima erogazione. Intanto in maniera informale cerchiamo di conoscere la situazione familiare  consigliando di tornare con il papá del bimbo o del “tutore” tradizionale, in genere lo zio materno.Perché questo? Perché abbiamo deciso che non é giusto che sia solo la donna a portare il carico. Lei sempre lei. E i papá, i nonni, gli zii dove sono? Sapendo che la famiglia Africana non lascia mai una persona senza una figura materna e paterna, ne esigiamo la presenza. Se al terzo appuntamento “non appare”, sospendiamo la “quota”, finché non arriva colui  che ha la patria potestà …. Che spunta sempre al massimo il giorno seguente. Risultati. La sinergia fra i vari partner  responsabili della salute materno-infantile sta portando a buoni risultati, grazie naturalmente al SOSTEGNO per l’acquisto della “materia prima”, sempre piú cara per  famiglie contadine come le nostre, che faticano ad avere di che mettere sotto i denti nei 365 giorni dell’anno, e per famiglie che, improvvisamente, possono moltiplicare le bocche, non per il mancato controllo delle nascite, ma per “l’aggiunta” di orfani dell'aggregato della grande famiglia. Ricordo Sidalia. Una giovane mamma felice, con tre bambini, e uno al seno di sei mesi. Per la  morte della sorella le venne affidato un altro bimbo al seno. Arrivò da noi piangendo: non sapeva piú come fare a “controllare” i due affamati che si contendevano il seno!  Senza l’apporto di un biberon che calmasse i morsi della fame sarebbe stata la “distruzione”. Invece la situazione  fu messa sotto controllo. Assumemmo anche la giovane per lavori saltuari che le permettesse di acquistare  alimenti arricchenti la sua e la dieta della “tribú” e ci fu pace. La prevenzione ha dato i suoi frutti: basta guardare uno dei due birichini che si alternano ad accompagnare la “mamma-zia” quando viene da noi per aiutarci guadagnandosi qualche soldino.